lunedì 25 febbraio 2008

VERE E PROPRIE EMOZIONI

Si può parlare di vere e proprie e emozioni solo dal sesto mese, quando il bambino possiede queste capacità. La " teoria della differenziazione "( Bridges- 1932) prevede che nel neonato esista uno stato emotivo indifferenziato che si evolve in stati e tempi sempre più differenziati. Ogni emozione, gioia, paura, rabbia- emerge attraverso stadi paralleli a quelli riguardanti lo sviluppo dell’intelligenza senso motoria e origina da un precursore (piacere, circospezione, frustrazione ) della futura emozione. Molto presto però compare nell’essere umano la capacità di usare le emozioni non solo per esprimere un o stato d’animo. Al’uso espressivo delle emozioni e delle loro componenti motorie e mimiche si accompagnano presto un uso strumentale di loro. L’emozione dunque non implica solamente l’integrazione di fattori emotivi e cognitivi, ma un ruolo altrettanto importante è assolto anche dal contesto delle interazione e relazioni sociali e affettive nelle quali è coinvolto il soggetto. Sicuramente dobbiamo tenere conto di questi aspetti, se vogliamo parlare delle emozioni legate ad un contesto così sfaccettato dal punto di vista emotivo come quello sportivo, in qui si ritrovano inglobati i più svariati aspetti sociali delle emozioni: compagni, allenatori, arbitri, pubblico, genitori,…Lo sviluppo emotivo ed affettivo non può secondo le più recenti teorie essere disgiunto da quello sociale e cognitivo. Le emozioni possono cominciare a manifestarsi fin dalla nascita ed è la qualità della relazione tra il bambino e chi si prende cura di lui a far sì che la loro espressione si articoli in pensiero armonico. A sostenere certe emozioni, piuttosto che altre sono, per esempio le aspettative, le previsioni più o meno consapevoli del piccolo sulle probabili risposte dell’adulto allevante ai suoi segnali. Non solo, l’espressione delle emozioni nel bambino è anche influenzata dalle reazioni agli stessi eventi da parte della figura più significativa per il bambino.L’origine della pratica sportiva trova il suo punto di riferimento nell’antica Grecia. I Greci praticano sport ed attività fisiche interessandosi solamente alla formazione fisica ed intellettiva dell’atleta con l’obiettivo di arrivare ad un perfetto ed armonioso sviluppo della persona. Lo sport ha quel che un tempo si sarebbe chiamata un’anima , visto che ha radici nella natura dell’uomo, esperienza spontanea non prevista.Fondamentalmente il GIOCO è una necessità fondamentale dell’uomo per crescere, appartenere, ha dei contenuti diversi rispetto alle diverse fasi di sviluppo, ma è la modalità più elementare e disponibile per provare piacere. Deve essere liberamente vissuta. Sport come attività ludica. Scopo principale deve essere quello di conciliare e armonizzare la mente con il corpo. Lo sport è una delle poche attività umane in cui la componente aggressiva, può essere usata in modo socialmente adeguato, in modo da renderla produttiva, creativa. Le energie naturali e pericolose vengono soddisfatte in modo civile e salutare. Si può praticare sport per ogni desiderio, ma l’importante è capire che il corpo è un contenitore che necessita di intelligenza e volontà per essere completo. Lo sport è tra quelle attività che risponde meglio all’esigenza dell’uomo all’azione, ma assume anche un valore di comunicazione e relazione in quanto è un mezzo per: entrare in contatto con gli altri, di emulazione, di evasione, di appagamento , di individualizzazione. Occasione in più per stabilire dei legami e imparare quel gioco di squadra che prevede la contrapposizione offrendo l’opportunità di percepire un nemico per gioco, che cessa di essere tale nel momento in cui il confronto ha termine. Funzione per imparare a vivere meglio, permette ai giovani un esperienza tale che permette di sentirsi accettati.

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